di Fabio Janiri

Sono ormai le prime ore di un giovedì pomeriggio accaldato, un giovedì iniziato con i ritmi veloci di una corsa... di una staffetta. Forse la grande lezione da imparare da questa serata è tuttavia un'altra. E' quello SHANTI "tranquillità-pace" che ho sentito pronunciare a più riprese nel corso dei miei viaggi in India. Non correre troppo, ma l'adrenalina si fa sentire con tutta la sua vitalità e allora anche la corsa diventa uno slancio in avanti verso il piacere di una serata attesa da tempo.
Animondo, in questi momenti di preparazione, sta vivendo anche gli attimi incantati di Giulia Sarafina Lorenzo Giulia Irene tutti bimbi iscritti alle attività extrascuola... un servizio questo che incarna una delle anime dell'Associazione. La loro giusta effervescenza tiene occupata la mia dolce consorte per l'intera giornata.
Allora, le birre le ho scaricate, sono quelle lasciate in conto vendita da un market della zona e il frigo è ormai pieno, quando arrivano Ugo, Katherine e Stefano i giovani amici esperti nel servizio ristorativo, che si occuperanno del buffet.
Con loro comincio a preparare i PAPADAM,
croccanti sfoglie di farina di lenticchie... uno, due, tre, fino ad oltre quaranta. Sono consapevole che mangiare uno di questi tira l'altro, magari unito a un po' di RAITA, il tipico yogurt che accompagna i pasti indiani.
Ecco che arriva Daniela, giunge con una grossa valigia da cui estrae un telo di notevoli dimensioni... è ciò che Philomina ed Elisabeth hanno realizzato durante il convegno di Roma. Un gigantesco fiore di loto disegnato su stoffa trattata con una miscela di colla e terra. Stendiamo il disegno in mezzo al cortile... partirà da questo fiore la serata di Animondo.
Sono già le quattro di questo intenso pomeriggio, ancora poche ore e la serata prenderà forma; è ora di andare da Mr. H. M. PAL JOGINDER, il generoso proprietario del ristorante TASTE OF INDIA, colui che ha accettato di offrire gratuitamente il buffet per la serata.
Il quartiere di Porta Venezia non è mai stato così lontano, ma ecco la via Castaldi ed un improvvisato parcheggio di fronte al ristorante. L'appuntamento è per le quattro e mezza, siamo in orario. Mr. Joginder sta invece mangiando con la sua sorridente famiglia composta da una moglie e due figli ancora cuccioli.
Aspettiamo pochi minuti, ci chiediamo stupiti se stanno pranzando in ritardo o se è una cena in anticipo, poi il Mr. ci chiama e ci conduce in cucina, una stanza dai colorati profumi.
E' questo uno dei momenti più intensi e piacevoli della giornata; mi sembra proprio di essere stato catapultato in quell'India che con estrema semplicità e naturalezza ti accoglie così come sei, senza troppe domande e con grande fiducia. Vediamo dal vivo le fasi della preparazione del NAAN, il tipico pane diffuso in buona parte dell'India, quello cucinato nel forno cilindrico; il mitico TANDOOR.
Squilla il cellulare e Maurizio mi annuncia di essere bloccato sulle intasate tangenziali milanesi; quando si riesce a partire si procede a passo d'uomo.
Per un attimo mi sfiora il pensiero che proprio lui, il suonatore di tabla accompagnato dalla voce di Ameli non riesca a raggiungerci per tempo; tuttavia è solo un pensiero che corre via veloce.
Nell'attesa Mrs. JOGINDER ha la cortese premura di offrirci da bere, come peraltro era capitato tutte le altre volte che mi sono presentato qui per gli accordi; allora il pentolone di riso BASMATI con verdure è pronto per essere trasferito nel vassoio dello scaldavivande, i PAKORA, verdure fritte in pastella, vengono immersi nell'olio bollente, e il DHAL di lenticchie bolle nel pentolone.
Chiedo di poter portare via il pentolone e dopo brevi accordi accetta con la richiesta di restituirlo la sera stessa alla fine della festa. Sono eccitato e lusingato per tanta disponibilità; per ricambiare la cortesia chiedo se vogliono partecipare alla festa, ma loro hanno il ristorante da gestire e sperano in una proficua serata. Chiedo allora se vogliono coinvolgere la loro bimba nella festa e, dopo averlo chiesto a lei, mi affidano la figlia di cinque anni. Sarà la rappresentante della famiglia.
Usciamo dal ristorante con tanti pentoloni pieni ed una bambina che si aggiunge alla festa.
Anche questo è uno degli aspetti del popolo indiano... partecipare con ciò di cui si dispone.
Di nuovo ad Animondo per disporre il buffet, abbiamo raggiunto la nostra meta procedendo con estrema lentezza per non ribaltare i cibi sui sedile dell'auto.
I ragazzi si sono cambiati, pronti per l'evento... sono le cinque e mezza passate da una manciata di minuti arriva Maurizio con Ameli e suo marito. Preparano gli strumenti, li accordano accomodandosi su un lungo tappeto, si posizionano i microfoni... prova suoni e tutto è pronto. Lo squillante colpo di tabla che risuona nel mio corpo agisce su una parte ancestrale di me.
Anche loro si cambiano per indossare gli abiti adatti ad una importante cerimonia; ancora una volta l'appartamento dove viviamo diventa il camerino per una scena di vita, rappresentazione del vivere quotidiano. Marco è ormai arrivato; è pronto a documentare la serata sbirciando dal mirino di una Canon.
Peter, il marito inglese di Daniela, è in macchina davanti al portone, mi avvicino e scorgo al suo fianco, attraverso il vetro del finestrino, un anziano signore dai bianchi capelli e gli occhi verdi che si aiuta a scendere dall'auto con un bastone. E' arrivato Mr. BULU IMAM con le sue due mogli, PHILOMINA ed ELISABETH che lo accompagnano; sono le rappresentanti del Tribal Women Artists Cooperative.
Si incrociano gli sguardi e ci si saluta subito con gli occhi, poi con le mani giunte sulla fronte infine con le parole; NAMASTE'. You're welcome! espresso in un inglese ormai incrostato da qualche tempo. Con Daniela li accogliamo in cortile, che ormai ha assunto la giusta dimensione di festa. Guido Mr Bulu a visitare la mostra che ho allestito con Giulia nel corso delle precedenti serate.
Una mostra che espone le opere di pittura tribale delle donne indiane di Hazaribagh, una mostra allestita all'interno di un'alcova creata per l'occasione, una mostra che può essere raggiunta solo lasciandosi ricondurre nella KHOVAR... l'utero primordiale da cui tutti proveniamo.

Sono orgoglioso di aver creato quest'ambiente e di poterlo condividere insieme ad un anziano uomo saggio che arriva da un'India dimenticata.
Torniamo in cortile, tutto è pronto per cominciare...
ci mettiamo in cerchio intorno al dipinto del loto e... Johar!
di Marco Cadioli